La recente escalation del conflitto in Medio Oriente sta generando significative ripercussioni sulle supply chain globali. Le interruzioni hanno già compromesso i flussi commerciali con l’Asia e contribuito all’aumento dei prezzi dell’energia e delle principali materie prime industriali provenienti dalla regione. In un contesto in continua evoluzione, le aziende si trovano ad affrontare rischi concreti riguardo ai costi di approvvigionamento, ai tempi di consegna, al flusso di cassa e alla continuità delle forniture lungo diverse filiere.
I vertici aziendali devono dare priorità a una valutazione approfondita della propria esposizione e rafforzare i processi decisionali nelle aree più critiche. Ciò implica, innanzitutto, identificare tempestivamente eventuali dipendenze da singole fonti di approvvigionamento, livelli di scorte insufficienti ed esposizioni contrattuali a rischio, che potrebbero ripercuotersi sui processi operativi e finanziari.
Dal punto di vista operativo, è fondamentale garantire l’approvvigionamento delle materie prime essenziali, individuare rotte logistiche alternative e aggiornare i piani di emergenza per fornitori e siti produttivi. È inoltre necessario rivedere l’esposizione in termini di capitale circolante, coperture assicurative e obblighi contrattuali, alla luce dell’allungamento dei tempi di consegna e dell’aumento dei costi legati ai rischi.
Le organizzazioni che riusciranno a integrare tempestivamente le funzioni di supply chain, procurement, tesoreria, commerciale e risk management saranno in grado di prendere decisioni coordinate sull’approvvigionamento, impegni verso i clienti, scelte logistiche e gestione della liquidità, basandosi su informazioni condivise e coerenti.
Le principali aree di disruption nelle supply chain globali
Le tre macroaree in cui le aziende stanno riscontrando interruzioni nei flussi commerciali internazionali sono: energia, altre materie prime e trasporti.
Energia - Aumento dei prezzi a causa dei rischi nello Stretto di Hormuz
Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno snodo strategico fondamentale per l’energia globale: attraverso di esso passa circa il 20% del consumo mondiale di petrolio liquido, il 25% del commercio marittimo globale di greggio e il 20% degli scambi internazionali di gas naturale liquefatto (GNL). Alcuni oleodotti terrestri in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti offrono una capacità di bypass parziale per il petrolio, ma insufficiente a mantenere i flussi giornalieri abituali; per il GNL, invece, non esistono alternative.
Altre materie prime - Offerta in contrazione a causa delle interruzioni
L’impatto si estende ben oltre petrolio e gas. I sei Paesi membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) rappresentano una fonte primaria di materie prime essenziali per le filiere agroalimentari, manifatturiere e sanitarie. In particolare, la regione esporta fertilizzanti per l’agricoltura, alluminio per il settore automotive ed elio per la produzione di semiconduttori.
Trasporti - Riprogettazione delle rotte Asia–Europa e della logistica
La crisi sta già riducendo la capacità di trasporto marittimo, allungando i tempi di transito e aumentando i costi logistici nei corridoi Asia–Europa. Precedenti interruzioni nel Mar Rosso, come il blocco del Canale di Suez nel 2021 e gli attacchi missilistici Houthi del 2023, avevano già avuto impatti rilevanti sulle supply chain globali, in quanto corridoio ottimizzato per flussi ad alta efficienza. Il conflitto attuale ha prodotto i seguenti effetti:
- Allungamento delle rotte marittime: Maersk ha deviato le proprie navi via Capo di Buona Speranza, sospendendo i transiti attraverso lo Stretto di Hormuz fino a nuovo avviso, con un aumento dei tempi di transito dei container Asia–Europa di 8-15 giorni.
- Limitazioni assicurative e di prenotazione: CMA CGM ha introdotto sovrapprezzi di emergenza per il conflitto, tra cui 2.000 dollari per container da 20 piedi su alcune rotte mediorientali dal 28 febbraio. A seguito della cancellazione della copertura war risk da parte dei club assicurativi marittimi P&I (Protection and Indemnity), molte compagnie di navigazione hanno sospeso nuove prenotazioni da e verso il Medio Oriente.
- Aumento dei costi di trasporto: CMA CGM ha applicato ulteriori sovrapprezzi carburante di emergenza dal 16 marzo, pari a 150 dollari per TEU sul traffico headhaul di merce secca, con un incremento dell’11-14% per container da 40 piedi rispetto alle tariffe base.
- Disruption nel trasporto aereo: Dubai, il più trafficato aeroporto internazionale al mondo numero di passeggeri, è stato chiuso e ha ripreso solo parzialmente le operazioni al 7 marzo. Vincoli di capacità, ritardi, cancellazioni e variazioni tariffarie con breve preavviso continuano a interessare i corridoi aerei tra Estremo Oriente ed Europa e tra Asia e Medio Oriente. Le merci provenienti dal Sud-Est asiatico, dal subcontinente indiano e dall’Oceania vengono reindirizzate via Cina e Hong Kong.
Cosa devono fare le aziende di fronte al nuovo assetto delle supply chain
Sebbene l’evoluzione geopolitica resti incerta, è ormai chiaro che il conflitto in Medio Oriente causerà probabilmente uno shock ampio e potenzialmente duraturo alle filiere.
In primo luogo, come già accaduto durante lo shock energetico del 2021-22, la trasmissione degli aumenti dei prezzi dell’energia la trasmissione degli aumenti dei prezzi dell’energia potrebbe tradursi in un’inflazione generalizzata.
In secondo luogo, le interruzioni che riguardano le altre materie prime avranno impatti a cascata lungo le filiere: l’aumento dei fertilizzanti influenzerà i costi agricoli e le rese, con conseguente aumento dei prezzi alimentari; l’incremento del costo di materiali come l’alluminio renderà più costose automobili ed elettrodomestici, e ulteriori carenze e rincari sono prevedibili in settori che vanno dall’edilizia alla sanità.
In terzo luogo, l’allungamento dei tempi di trasporto e l’aumento dei costi logistici influiranno direttamente sui margini aziendali, sul capitale circolante e sui flussi di cassa, come già osservato nelle precedenti interruzioni nel Mar Rosso.
La fine delle ostilità non comporterà un ritorno immediato alla normalità. Le esperienze passate mostrano che, anche dopo eventi di breve durata, il riassorbimento delle interruzioni commerciali richiede giorni o settimane, poiché assicuratori, vettori, trader e acquirenti industriali riprendono gradualmente i flussi, seguendo tempistiche proprie.
Le aziende rischiano di affrontare un periodo prolungato di disponibilità discontinua, costi elevati e volatilità nei tempi di consegna. La gestione dell’esposizione dovrà quindi proseguire anche dopo un eventuale cessate il fuoco. La maggior parte delle aziende globali dovrebbe iniziare fin da ora a pianificare le azioni di risposta, prima che le interruzioni si riflettano su ordini, spedizioni, margini o flussi di cassa trimestrali.
Questo articolo riflette le informazioni disponibili all’11 marzo 2026.