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Perché l’Italia può vincere la sfida dell’idrogeno

Pubblicato su Il Sole 24 Ore

di Federico Ucci
Questo articolo è stato pubblicato su
Il Sole 24 Ore il 4 dicembre 2020.

I piani d'investimento di diversi paesi d'Europa evidenziano come, a orizzonte 2030-2050, l'idrogeno giocherà un ruolo chiave nella riduzione delle emissioni climalteranti: il suo impiego viene studiato da decenni a livello sperimentale, ma solo adesso, con la minaccia ambientale sempre più vicina, diventa di fatto inevitabile.

L'idrogeno eco-sostenibile potrà essere prodotto da energia solare nei paesi caldi, da eolico nei paesi costieri e da reforming del metano nei paesi ricchi di gas combinata a sistemi di cattura della CO2: il tutto abbinato a efficienti sistemi di elettrolisi dell'acqua e a sistemi avanzati di trasporto del gas in forma compressa oppure liquida, a -253°C. Il suo impiego può contribuire a de-carbonizzare interi comparti che oggi basano il loro funzionamento essenzialmente su combustibili fossili: pensiamo al trasporto, all'industria pesante, ma anche al riscaldamento degli edifici. Le attuali stime indicano che l'idrogeno potrebbe soddisfare dal 15 al 25% della domanda totale di energia in Europa e in Italia al 2050.

Questa transizione apre affascinanti scenari ambientali, ma anche economici: oltre al mercato dell'idrogeno stesso, che Oliver Wyman stima in Italia tra i 3 e i 5 miliardi di euro al 2030, una significativa opportunità d'investimento sarà costituita dall'infrastruttura che servirà a produrlo, trasportarlo, conservarlo e distribuirlo. 

Per l'Europa intera si parla di mobilitare oltre 400 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati entro il 2030: un grande mercato tutto da conquistare per le aziende che vorranno investire sulla transizione energetica.

Chiaramente le aziende Italiane non saranno sole nella corsa alla leadership dell'idrogeno e si troveranno in aspra competizione con i leader industriali dei grandi paesi Europei, primi fra tutti la Germania e la Francia.

L'Italia però è ben posizionata per captare una fetta importante di questo mercato, in particolare come catalizzatore di tutta l'industria, in virtù della sua posizione geografica nel centro del Mediterraneo che ne fa il crocevia naturale tra Africa e Medio Oriente, grandi potenziali esportatori, e i paesi del nord, grandi potenziali consumatori. Il Paese è quindi nella situazione ideale per avere un ruolo chiave nella gestione del trasporto dell'idrogeno tramite gasdotti o, in forma liquida, sfruttando il trasporto marittimo e ferroviario. Ma è anche sulla produzione che l'Italia può concentrarsi, indirizzando le sue aziende ad alto contenuto tecnologico verso lo sviluppo di sistemi di elettrolisi, di generazione di energia rinnovabile, di stoccaggio e di distribuzione innovativi e più efficienti: in tutte queste aree sono infatti ancora lontani i livelli di efficienza e di costo richiesti per un'ampia adozione dell'idrogeno. La posta in gioco per chi investe in ricerca e sviluppo si misura in miliardi.

L'Italia è sulla strada giusta: la bozza delle Linee guida preliminari per una strategia nazionale sull'idrogeno del Ministero dello Sviluppo Economico prevede obiettivi ambiziosi in termini di penetrazione dell'idrogeno sui consumi nazionali di energia e di potenziamento della capacità di elettrolisi, e circa 10 miliardi di investimenti pubblici e privati entro il 2030.

Per riuscire, sarà essenziale che l'Italia riesca a superare gli ostacoli del passato, adottando un approccio strutturato e sistemico che tracci la direzione a livello di Paese, metta a sistema tutti gli attori industriali coinvolti e ne coordini le iniziative, per assicurarne la coerenza. Per il ruolo di coordinamento, è auspicabile individuare un capo filiera che indirizzi gli investimenti nei nodi chiave di questa complessa catena e favorisca la nascita di un sistema economico sufficientemente competitivo da esportare queste tecnologie anche all'estero.

Il percorso non sarà immune da difficoltà di ordine tecnologico, politico ed economico, ma una nuova rivoluzione industriale è alle porte: facendo leva anche sull'opportunità del Recovery Fund, l'Italia ha la possibilità di scrivere le pagine di questa nuova industria che ad oggi sono ancora bianche, ma non lo resteranno per molto.